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Articolo 3 della Costituzione Italiana
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono
eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza,
di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni
personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli
di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà
e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della
persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori
all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Articolo 21 della Costituzione Italiana
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero
con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di
diffusione.
La
stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. |
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Non basta sognare di fare delle cose,
bisogna fare delle cose che facciano sognare! |
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Ballata delle donne
Quando ci penso, che il
tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.
Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.
Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.
Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.
Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano.
Edoardo Sanguineti |

Salerno, 13 febbraio 2010
Se non ora quando? |
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Non aver paura di quando tutto si oscura: c'è
sempre una luce che rimane.
Abituati a cercarla. |
La mia forza.
Io
ho scelto di insegnare per passione,
moltissimi scelgono di fare politica per soldi.
Questi politici a me non potranno togliere la passione,
io
a loro, con il mio voto, posso togliere i soldi.
Dina |
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http://www.antoniogramsci.com/cittafutura.htm
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Odio gli indifferenti.
Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere
partigiani" (1).
Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla
città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e
parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria,
non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo
per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli
entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città
e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi
guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli
assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere
dall'impresa eroica.
L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente,
ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che
sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la
materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che
succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un
atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto
all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza,
all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché
alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini
abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che
poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi
solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini
che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che
sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza
illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti
maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun
controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora,
perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a
seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle
ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa
degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che
hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra
arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere
tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno
naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima
tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non
sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si
irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse
chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni
piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno
o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se
avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio,
sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una
colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver
dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini
che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare
quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono
parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati
e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da
ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e
che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime
soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo
ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma
queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo
contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale;
è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una
responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non
ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro
piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del
come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone
quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non
ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare
la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono
partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già
pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta
costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa
ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è
intelligente opera dei cittadini. Non c'èin essa nessuno che stia
alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano
nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia
usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la
sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è
riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli
indifferenti.
"La
Città futura" - Antonio Gramsci |
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Non ha colonne d’Ercole
il pensiero.
La tua anima piccola,
diabolica pigrizia, se
le crea.
Né Ulisse, né Colombo
sospettavano
le mille e mille isole
in attesa.
Te aspettano interi
continenti.
Dormono dentro il tuo
cervello: OSA!
Il mondo è da creare.
Maria Luisa Spaziani |
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“We shall overcome
We shall overcome
We shall overcome someday
Here in my heart, I do believe
We shall overcome someday
We’ll walk hand in hand
We’ll walk hand in hand
We’ll walk hand in hand someday
Here in my heart, I do believe
We’ll walk hand in hand someday
We shall live in peace
We shall live in peace
We shall live in peace someday
Here in my heart, I do believe
We shall live in peace someday
We are not afraid
We are not afraid
We shall overcome someday
Well here in my heart, I do believe
We shall overcome someday
We shall overcome
We shall overcome
We shall overcome someday
Here in my heart, I do believe
We shall overcome someday
We shall overcome someday”.
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Avremo ragione di tutto questo
Avremo ragione di tutto questo
Avremo ragione di tutto questo un giorno
Qui nel mio cuore, io credo profondamente che
Avremo ragione di tutto questo un giorno
Cammineremo mano nella mano
Cammineremo mano nella mano
Cammineremo mano nella mano un giorno
Qui nel mio cuore, io credo profondamente che
Cammineremo mano nella mano
Vivremo in pace
Vivremo in pace
Vivremo in pace un giorno
Qui nel mio cuore, io credo profondamente che
Vivremo in pace un giorno
Noi
non abbiamo paura
Noi non abbiamo paura
Avremo ragione di tutto questo un giorno
Sì, qui nel mio cuore, io credo profondamente che
Avremo ragione di tutto questo un giorno
Avremo ragione di tutto questo
Avremo ragione di tutto questo
Avremo ragione di tutto questo un giorno
Qui nel mio cuore, io credo profondamente che
Avremo ragione di tutto questo un giorno
Avremo ragione di tutto questo un giorno”. |

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"C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto
frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla
magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo
accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di
estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e
apparire tali". Paolo Borsellino da "Lezione sulla mafia" del 1989
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“Non troveremo mai un fine
per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero
perseguimento del benessere economico, nell'ammassare
senza fine beni terreni.
Non
possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno
lordo (PIL).
Il
PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle
sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle
carneficine dei fine-settimana.
Il
PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di
casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende
programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere
prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di
napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per
migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce
con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte,
e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono
i bassifondi popolari.
Il
PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della
qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di
svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità
dei valori familiari,
l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici
dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri
tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL
non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la
nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione
né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto
ciò che rende la vita veramente degna di essere
vissuta.
Può dirci tutto
sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere
americani.”
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Robert
Kennedy pronunciò questo discorso il 18 marzo del 68
nell'Università del Kansas. Tre mesi dopo venne ucciso in un hotel di Los
Angeles, durante la campagna elettorale che molto probabilmente lo avrebbe
portato a diventare Presidente degli Stati uniti d'America.
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Sotto un ace
ro il rinoce
benché lace
ro e di pece
dorme in pace.
Sotto un noce
ch'è di fronte
ronfa il ronte. |
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Chi mette la mosca per
esca
dimostra che losca è la
pesca:
se infatti la lasca ci
casca
c'è caso che a sera
finisca
non lasca ma labile
lisca.
poesie di Toti Scialoja |
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Desiderata* |
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Passa tranquillamente tra il rumore e la
fretta e ricorda
quanta pace può esserci nel silenzio.
Finché è possibile senza doverti abbassare,
sii in buoni rapporti con tutte le persone.
Dì la verità con calma e chiarezza, e
ascolta:
anche i noiosi e gli ignoranti,
anche loro hanno una storia da raccontare.
Evita le persone volgari e aggressive,
esse opprimono lo spirito.
Se ti paragoni agli altri,
corri il rischio di far crescere in te
orgoglio e acredine,
perché sempre ci saranno persone più in
basso o in alto di te.
Gioisci dei tuoi risultati così come dei
tuoi progetti.
Conserva l’interesse per il tuo lavoro,
per quanto umile;
è ciò che realmente possiedi per cambiare
le sorti del tempo.
Sii prudente nei tuoi affari,
perché il mondo è pieno di tranelli;
ma ciò non accechi la tua capacità di
distinguere la virtù;
molte persone lottano per grandi ideali,
e dovunque la vita e’ piena di eroismo.
Sii te stesso. soprattutto non fingere
negli affetti
e neppure sii cinico riguardo all’amore;
poiché a dispetto di tutte le aridità e
disillusioni
esso è perenne come l’erba.
Accetta benevolmente gli ammaestramenti
che derivano dall’età,
lasciando con un sorriso sereno le cose
della giovinezza.
Coltiva la forza dello spirito per
difenderti
contro l’improvvisa sfortuna,
ma non tormentarti con l’immaginazione.
Molte paure nascono dalla stanchezza e
dalla solitudine.
Al di là di una disciplina morale,
sii tranquillo con te stesso.
Tu sei un figlio dell’universo, non meno
degli alberi e delle stelle;
tu hai diritto ad essere qui, e che ti sia
chiaro o no,
non vi è dubbio che l’universo ti si stia
schiudendo come dovrebbe.
Perciò sii in pace con Dio , comunque tu lo
concepisca,
e qualunque siano le tue lotte e le tue
aspirazioni,
conserva la pace con la tua anima
pur nella rumorosa confusione della vita.
Con tutti i suoi inganni ,
i lavori ingrati e i sogni infranti,
è ancora un mondo stupendo.
Sii prudente.
Cerca di essere Felice. |
Go placidly amid the noise and the haste
and remember what peace there may be in silence.
As far as possible, without surrender,
be on good terms with all persons.
Speak your truth quietly and clearly;
and listen to others,
even to the dull and the ignorant;
they too have their story.
Avoid loud and aggressive persons;
they are vexatious to the spirit.
If you compare yourself with others,
you may become vain or bitter,
for always there will be greater and lesser persons than yourself.
Enjoy your achievements as well as your plans.
Keep interested in your own career, however humble;
it is a real possession in the changing fortunes of time.
Exercise caution in your business affairs,
for the world is full of trickery.
But let this not blind you to what virtue there is;
many persons strive for high ideals,
and everywhere life is full of heroism.
Be yourself. Especially do not feign affection.
Neither be cynical about love,
for in the face of all aridity and disenchantment,
it is as perennial as the grass.
Take kindly the counsel of the years,
gracefully surrendering the things of youth.
Nurture strength of spirit to shield you in sudden misfortune.
But do not distress yourself with dark imaginings.
Many fears are born of fatigue and loneliness.
Beyond a wholesome discipline,
be gentle with yourself.
You are a child of the universe
no less than the trees and the stars;
you have a right to be here.
And whether or not it is clear to you,
no doubt the universe is unfolding as it should.
Therefore be at peace with God,
whatever you conceive Him to be.
And whatever your labors and aspirations,
in the noisy confusion of life,
keep peace in your soul.
With all its sham, drudgery, and broken dreams,
it is still a beautiful world.
Be cheerful. Strive to be happy. |
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L’autore di questa poesia è Max Ehrmann,
poeta e avvocato dell’Indiana, USA, che visse dal 1872 al 1945. Si dice
che l’abbia scritta nel suo diario con l’ambizione di lasciare ai futuri
lettori qualcosa che fosse di insegnamento. Pochi anni dopo la sua morte,
il reverendo Frederick Kates, rettore della chiesa di San Paolo in
Baltimora, Maryland, ebbe l’idea di usare la poesia ad uso e consumo dei
suoi fedeli in un libretto di preghiere. Qualche an
no prima l’aveva scoperta e gli era
piaciuta. In testa al foglio aveva scritto l’annotazione riferita alla
data di costruzione della sua chiesa, “Old St. Paul’s Church, Baltimore
A.C. 1692. Questa annotazione ha tratto in inganno parecchi lettori: è
sembrato che la poesia fosse infatti della fine del 1600! Negli anni la
poesia è diventata famosa, insieme al noto slogan degli anni sessanta
“Fate l’amore, non fate la guerra”, in occasione della guerra in Corea.
La
leggenda narra
che ci sono nel mondo nove "Desiderata". Al momento ne sono state
ritrovate tre: la prima (la più antica) scritta in sanscrito è stata
ritrovata in India, la seconda è stata ritrovata nella vecchia chiesa di
Saint Paul a Baltimora nel 1962, la terza ritrovata in Bretagna nel 1998,
sull'isola di Groix, in una casupola in pietra di pescatori a picco su un
promontorio chiamato "Trou de L'enfer". Secondo la leggenda l'autore di
"Desiderata" si reincarna ogni secolo, ed in ogni secolo lascia il suo
messaggio…Questo secolo dovrebbe essere l'ultimo e poi la sua anima sarà
libera dal ciclo delle rinascite.
* Nota: Desiderata è parola
latina, neutro plurale. Significa “cose desiderate” o, come in questo
caso, “voti augurali”.
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Se esiste un uomo non
violento,
perché non può esistere una famiglia non violenta?
E perché non un villaggio?
Una città, un paese, un mondo non violento?
Gandhi |
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Qualche
ingenua domanda sulla sacralità della vita
"...Quelli
che sanno, moralisti e religiosi, dicono che la vita è sacra. per alcuni
anche prima di venire al mondo, anche prima di essere raziocinanti... Se
la vita è sacra e a nessuno è permesso sopprimerla, perché mai tutte le
patrie del mondo si dotano di eserciti per farsi la guerra e di cappellani
militari, cioè di sacerdoti addetti a benedire i moribondi? E perché mai
per anni, per secoli, nelle società più civili la classe dirigente ha
raccontato ai sudditi che era bello e degno morire per la patria? Perché
questo inaccettabile sacrificio è stato imposto fino a farlo apparire alle
vittime designate come meritorio? e non diciamo che morire per la patria è
qualcosa che orami fa parte della nostra coscienza civile. Ricordo
benissimo il giorno in cui Mussolini ci chiamò in tutte le piazze d'Italia
per farci sapere che aveva dichiarato guerra alle grandi democrazie; e io,
che in piazza c'ero, mi sentii gelare il sangue e venni trafitto dal
pensiero: questa volta ci lascio carissima pelle, andrò a morire chi sa su
quale fronte.
Dicono i governanti, i vescovi, i sapienti, che la vita è sacra, sarà
così certamente, ma perché questa vita sacra la mettono rischio anche per
motivi per nulla sacri come un lavoro pericoloso, un primato sportivo?
Se
la vita è sacra, perché i costruttori di automobili da corsa progettano
macchine ingovernabili e datori di lavoro piangono lacrime di coccodrillo
per aver mandato a morte gli operai in lavori prevedibilmente mortali?
...visto che le classi dirigenti continuano a mandare a sicura morte i
loro sudditi, non sarà che la vita non e poi per nulla sacra e intangibile
dagli interessi altrui, ma un bene di cui non riusciamo a capire le
origine, il fine e se ha un divino creatore?..."
Giorgio Bocca - Il Venerdì di Repubblica
9 gennaio 2009 |

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Non c’è nulla di più
difficile da intraprendere,
di più pericoloso da
gestire, di più insicuro da raggiungere
dell’iniziativa di
avviare un nuovo ordine di cose…
Machiavelli |
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... Sento tra le persone un
crescente bisogno di informazione per sentirsi rassicurate,
bisogno di comunicare con gli altri. C'è più tempo per farlo, si
ha paura di viaggiare, di muoversi,
si riscopre la lentezza spinti dalla
paura.
Si ha paura di ciò che è diverso, si
è intolleranti.
Persino i politici del nostro paese
lo sono. Berlusconi ha affermato "L'Occidente è superiore
all'Islam".
Ma come si può parlare di
superiorità tra culture?
Si cerca lo scontro o la pace?
Sembra che tutti siano propensi alla
guerra proprio per affermare quella superiorità che tutti
proclamano.
Persino un portavoce del Vaticano ha
sostenuto che " La guerra è ammessa in caso di autodifesa ".
Ma è giusto sacrificare migliaia di
vite umane per vendicarne altrettante?
E' questa la superiorità
dell'Occidente? Comportarsi secondo schemi medioevali, della legge
del taglione?
Roberta, mia figlia,
27 settembre 2001
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Mamm'Emilia
In te sono
stato albume, uovo, pesce,
le ere
sconfinate della terra
ho
attraversato nella tua placenta,
fuori di te
sono contato a giorni.
In te sono
passato da cellula a scheletro
un milione
di volte mi sono ingrandito,
fuori di te
l'accrescimento è stato immensamente meno.
Sono
sgusciato dalla tua pienezza
senza
lasciarti vuota perché il vuoto
l'ho
portato con me.
Sono venuto
nudo, mi hai coperto
così ho
imparato nudità e pudore
il latte e
la sua assenza.
Mi hai
messo in bocca tutte le parole
a
cucchiaini, tranne una: mamma.
Quella
l'inventa il figlio sbattendo le due labbra
quella
l'insegna il figlio.
Da te ho
preso le voci del mio luogo,
le canzoni,
le ingiurie, gli scongiuri,
da te ho
ascoltato il primo libro
dietro la
febbre della scarlattina.
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Ti ho
dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze,
a
scrivere una lettera, ad accendere il fuoco,
a
finire le parole crociate, ti ho versato il vino
e ho
macchiato la tavola,
non ti
ho messo un nipote sulle gambe
non ti
ho fatto bussare a una prigione
non
ancora
da te
ho imparato il lutto e l'ora di finirlo,
a tuo
padre somiglio, a tuo fratello,
non
sono stato figlio.
Da te
ho preso gli occhi chiari
non il
loro peso
a te ho
nascosto tutto.
Ho
promesso di bruciare il tuo corpo
di non
darlo alla terra. Ti darò al fuoco
fratello del vulcano che ci orientava il sonno.
Ti
spargerò nell'aria dopo l'acquazzone
all'ora
dell'arcobaleno
che ti
faceva spalancare gli occhi.
Erri De Luca |

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In realtà la
fabbrica dei pensieri va come un telaio:
pigia il pedale
mille fili si
agitano
le spole volano di
qua e di là
i fili corrono
invisibili…
un colpo lega mille
maglie.
Goethe |
Qualunque cosa tu
possa fare
o sognare di fare,
incominciala
L’audacia ha in sé
genio, potere e
magia.
Incominciala.
Adesso.
Goethe
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Lamento di una mamma napoletana
Mio, il figlio, non era della
guerra,
dei padroni che lasciano ch'io pianga
dietro la porta come un cane, mio,
delle mie mani, del mio petto giallo
ove le mamme seccano sul cuore.
Mio, e del mare che ci lava i piedi
tutta la vita, del vestito nero
che m'acceca di polvere se grido.
Mio, il figlio, non era della guerra,
non era della morte e la pietà
che cerco è di svegliare col suo nome
tutta la notte, di fermare i treni
perché non parta, lui, ch'è già partito
e che non tornerà.
Mio, il figlio, e la sua morte mia, la guerra.
I cavalli mi corrano sul petto,
i treni i fiumi ch'egli vide: il fuoco
m'arda i capelli ove la notte sola
alle mie spalle s'accompagna.
Il vento
resti del mondo allucinato, il sale
degli abissi che abbagliano, il lenzuolo
del nostro lutto...
Alfonso Gatto |
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<< La scuola serve a
migliorare il presente e il futuro di chi ci entra, quale che sia
stato il suo passato. Serve a renderci più colti, e quindi più
creativi quando si tratta di inventare la nostra vita, più
comprensivi quando si tratta di decodificare quella degli altri,
più reattivi quando si tratta di risolvere un problema. Serve
in sostanza a dare un'opportunità in più a chi la frequenta>>
Giovanni Floris "La fabbrica degli ignoranti" - Rizzoli - 2008
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D'Dannunzio non è tra i miei scrittori preferiti ma trovo che questa
poesia sia bellissima per le sensazioni che riesce a trasmettermi ... ogni
volta che la leggo sento cadermi la pioggia addosso, riesco a sentire gli
odori ... i suoni ... la terra bagnata sotto i piedi ... |
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La pioggia nel pineto
- Gabriele D'Annunzio |
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Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.
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Ascolta, Ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta: ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione. |
Piove su le tue ciglia
nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
( e il verde vigor rude
ci allaccia i melleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione. |

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Non esiste
Veliero che come un Libro
Possa
rapirci in Terre lontane
Né
eleganti Destrieri che possano correre
E
impennarsi come una Pagina di Poesia -
E' questo
il Viaggio che persino il più povero
Potrà
intraprendere senza il peso del Pedaggio -
Tanto è
economica la Carrozza
Che
trasporta l'anima degli Umani.
Emily Dickinson
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"Il nostro è un Paese senza memoria e senza verità"
Pier Paolo Pasolini |
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Siamo gli uomini vuoti
Un penny per il vecchio Guy
Siamo gli uomini vuoti
Siamo gli uomini impagliati
Che appoggiano l'un l'altro
La testa piena di paglia. Ahimè!
Le nostre voci secche, quando noi
Insieme mormoriamo
Sono quiete e senza senso
Come vento nell'erba rinsecchita
O come zampe di topo sopra vetri infranti
Nella nostra arida cantina
Figura senza forma, ombra senza colore,
Forza paralizzata, gesto privo di moto;
Coloro che han traghettato
Con occhi diritti, all'altro regno della morte
Ci ricordano - se pure lo fanno - non come anime
Perdute e violente, ma solo
Come gli uomini vuoti Gli uomini impagliati..
II
Occhi che in sogno non oso incontrare
Nel regno di sogno della morte
Questi occhi non appaiono:
Laggiù gli occhi sono
Luce di sole su una colonna infranta
Laggiù un albero ondeggia
E voci vi sono
Nel cantare del vento
Più distanti e più solenni
Di una stella che si spegne.
Non lasciate che sia più vicino
Nel regno di sogno della morte
Lasciate anche che porti
Travestimenti così deliberati
Pelliccia di topo, pelliccia di cornacchia, doghe incrociate
In un campo
Comportandomi come si comporta il vento
Non più vicino -
Non quel finale incontro
Nel regno del crepuscolo
III
Questa è la terra morta
Questa è la terra dei cactus
Qui le immagini di pietra
Sorgono, e qui ricevono
La supplica della mano di un morto
Sotto lo scintillio di una stella che si va spegnendo.
E' proprio così
Nell'altro regno della morte
Svegliandoci soli
Nell'ora in cui tremiamo
Di tenerezza
Le labbra che vorrebbero baciare
Innalzano preghiere a quella pietra infranta. |
IV
Gli occhi non sono qui
Qui non vi sono occhi
In questa valle di stelle morenti
In questa valle vuota
Questa mascella spezzata dei nostri regni perduti
In quest'ultimo dei luoghi d'incontro
Noi brancoliamo insieme
Evitiamo di parlare
Ammassati su questa riva del tumido fiume
Privati della vista, a meno che
Gli occhi non ricompaiano
Come la stella perpetua
Rosa di molte foglie
Del regno di tramonto della morte
La speranza soltanto Degli uomini vuoti.
V
Qui noi giriamo attorno al fico d'India
Fico d'India fico d'India
Qui noi giriamo attorno al fico d'India
Alle cinque del mattino.
Fra l'idea
E la realtà
Fra il movimento
E l'atto
Cade l'Ombra
Perché Tuo è il Regno
Fra la concezione
E la creazione
Fra l'emozione
E la responsione Cade l'Ombra
La vita è molto lunga
Fra il desiderio
E lo spasmo
Fra la potenza
E l'esistenza
Fra l'essenza
E la discendenza
Cade l'Ombra
Perché Tuo è il Regno
Perché Tuo è
La vita è
Perché Tuo è il
E' questo il modo in cui finisce il mondo
E' questo il modo in cui finisce il mondo
E' questo il modo in cui finisce il mondo
Non già con uno schianto ma con un lamento
Thomas Stearns Eliot
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"Bisogna essere di mente aperta, ma non tanto da far cadere
il cervello".
Piero Angela |
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Valore
Considero valore ogni forma di
vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso
involontario, la stanchezza di chi non si e' risparmiato, due
vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello
che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di
sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che .
Considero valore sapere in una stanza dov'e' il nord, qual e' il
nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della
monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un
creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
Erri De Luca |

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A mio padre
Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l'ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
ai nostri sogni in libertà s'accenda
di speranze di poveri di cielo
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.
Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo nome è un sogno.
Ora alla terra è un'ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
"Com'è bella la notte e com'è buona
ad amarci così con l'aria in piena
fin dentro il sonno". Tu vedevi il mondo
nel plenilunio sporgente a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l'alba.
Alfonso Gatto
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Il giardino
Migliaia e migliaia di
anni
Non basterebbero
Per dire
Il minuscolo secondo
d'eternità
In cui tu m'hai
abbracciato
In cui io t'ho abbracciato
Un mattino tra la luce
dell'inverno
Al parco Montsouris a
Parigi
A Parigi
Sulla terra
La terra che è un astro.
Jacques Prévert |

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Vangelo di Luca – capitolo 6 –
Il discorso della montagna
Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri
nemici, fate del bene a coloro che vi odiano,
benedite coloro che vi
maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti
percuote sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il
mantello, non rifiutare la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e a
chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini
facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi
amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso.
E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne
avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro
da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori
concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate
invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne
nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli
dell' Altissimo; perché egli è benevolo verso gl'ingrati e i
malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre
vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non
sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà
dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà
versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà
misurato a voi in cambio". Disse loro anche una parabola: "Può
forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in
una buca? Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben
preparato sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che
è nell'occhio del tuo fratello, e non t'accorgi della trave che è
nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la
pagliuzza che è nel tuo occhio,mentre tu non vedi la trave che è
nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora
potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall' occhio del tuo
fratello. Non c'è albero buono che faccia frutti cattivi, né
albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si
riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né
si vendemmia uva da un rovo. L'uomo buono trae fuori il bene dal
buon tesoro del suo cuore; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro
trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del
cuore. Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò
che dico? Chi viene a me e ascolta le mie parole e le mette
in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che,
costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le
fondamenta sopra la roccia. Venuta la piena, il fiume irruppe
contro quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita
bene. Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un
uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il
fiume la investì e subito crollò; e la rovina di quella casa fu
grande"
|
|

 |
I ragazzi che si
amano
I
ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i
passanti che passano li segnano a dito
Ma i
ragazzi che si amano
Non
ci sono per nessuno
Ed è
la loro ombra soltanto
Che
trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La
loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I
ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi
sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro primo amore.
Jacques Prévert
|

|
E' Natale
E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.
Madre Teresa di Calcutta |
 |

"Pensare è la
vera rivoluzione"
però
→
Pensa - Fabrizio Moro
|
Prima
Pensa
Poi
Parla
Perchè
Parole
Poco
Pensate
Portano
Pena |
 |
...“ Coraggio, bambino.
Pensi che il seme di un albero non abbia bisogno di
coraggio quando buca la terra e germoglia? Basta un colpo di vento a
staccarlo, la zampina di un topo a schiacciarlo. Eppure lui germoglia e
tiene duro e cresce gettando altri semi. E diventa un bosco. “...
...“Vorrei che tu fossi una donna … il nostro è un mondo
fabbricato dagli uomini per gli uomini, la loro dittatura è così antica
che si estende perfino nel linguaggio.
Si dice uomo per dire uomo e donna, si dice bambino per
dire bambino e bambina, si dice figlio per dire figlio e figlia, …. Nelle
leggende che i maschi hanno inventato per spiegare la vita, la prima
creatura non è una donna: è un uomo chiamato Adamo. Eva arriva dopo, per
divertirlo e combinare guai. Nei dipinti che adornano le loro chiese, Dio
è un vecchio con la barba: mai una vecchia coi capelli bianchi. E tutti i
loro eroi sono maschi: da quel Prometeo che scoprì il fuoco a quell’Icaro
che tentò di volare, su fino a quel Gesù che dichiarano Figlio del Padre e
dello Spirito Santo: quasi che la donna da cui fu partorito fosse una
incubatrice o una balia. Eppure, o proprio per questo, essere donna è così
affascinante. E’ una avventura che richiede un tale coraggio, una sfida
che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna …
Battersi è molto più bello che vincere, viaggiare è molto più divertente
che arrivare: quando sei arrivato o hai vinto avverti un gran vuoto. E per
superare quel vuoto devi metterti in viaggio di nuovo, crearti nuovi
scopi.”...
“ Lettera a un bambino mai nato” – Oriana Fallaci
|

Il più bello dei mari
è
quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.
Nazim Hikmet (1942) |
 |

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"Perché si uccidono le
persone che hanno ucciso altre persone?
Per dimostrare che le persone non si debbono uccidere?"
Norman Mailer (1923) |

Josip Osti è nato a Sarajevo nel 1945, è
poeta, narratore, saggista, critico letterario, curatore di antologie e
traduttore. È un libero artista, che, come ama dire lui stesso, vive
d’amore e di ciò che scrive e traduce.
|
CERCO DOVUNQUE LA POESIA
Cerco dovunque la poesia. La cerco dalla prima
gioventù. Di giorno e di notte. Anche nei sogni.
Nel mio intimo e intorno a me. Nella luce e nel buio.
Nelle voci allegre e tristi della gente e degli
uccelli. Anche nel loro silenzio dai molti significati.
Cerco dovunque la poesia. La cerco negli occhi
azzurri, verdi e neri delle ragazze e delle donne,
in fondo ai quali giaccio, come tante di loro
giacciono nei miei, morto ormai e dimenticato
da tempo. Cerco dappertutto la poesia.
La cerco sotto la pietra. Dietro una nube.
Sotto il letto e sopra, dove succedono
i più grandi prodigi e dagli abbracci
accompagnati da risa e lacrime nascono
assieme la vita e la morte. Nascono i futuri
amanti e assassini, quelli che costruiranno
e quelli che distruggeranno il mondo. Cerco
dovunque la poesia. La cerco nei libri vecchi
e nuovi, in cui trovo una volta un capello bruno
e un'altra un capello grigio. Una banconota,
nascosta di uno stato ormai in sfacelo, e sopra
il sorriso dell'onnipotente sovrano, morto già da
tempo immemorabile. E tante altre cose.
Cerco dovunque la poesia. La cerco anche nelle poesie
degli altri poeti. Anche se sono convinto che esistono
molte poesie belle, sconvolgenti, magistralmente
composte, e credo nel poeta che ha detto: «Tutto
è poesia», la poesia che cerco dovunque non la
trovo da nessuna parte. Cerco dovunque la poesia.
Talvolta mi sembra di averla trovata. Spesso mi pare
che sia stata lei a trovare me. Spessissimo là dove
non la cercavo. Ma tutto ciò che ho scritto fino a oggi,
e gli altri hanno accolto come poesia, non era che
l'impronta delle mie dita sulla carta, su cui la poesia ha
lasciato la dorata polvere delle sue ali, prima di sparire
chissà dove. Ignoro che senso abbiano questi misteriosi
segni per gli altri, per me erano sempre solo dei nuovi
messaggi di continuare a cercare.
JOSIP OSTI |

|
Tant de
forêts...
Tant de
forêts
arrachées à la terre
et
massacrées
archevées
rotativés
Tant de
forêts
sacrifiées pour la pâte à papier
des
milliards de journaux attirant annuellement l'atten-
tion des lecteurs sur les dangers du déboisement
des
bois et des
forêts.
|
|
|
Tante
foreste...
Tante
foreste strappate alla terra
e
massacrate
distrutte
rotativizzate
Tante
foreste sacrificate per la pasta da carta
di
miliardi di giornali che attirano annualmente l'atten-
zione dei
lettori sui pericoli del disboscamento delle
selve e
delle foreste.
Jaques
Prévert |
|

|
Non
date retta al re,
non date retta a
me.
Chi v’inganna
si fa sempre più
alto d’una spanna,
mette sempre un
berretto,
incede eretto
con tante
medaglie sul petto.
Non date retta
al saggio
al maestro del
villaggio
al maestro della
città
a chi vi dice
che sa.
Sbagliate
soltanto da voi
come i cavalli,
come i buoi,
come gli
uccelli, i pesci, i serpenti
che non
hanno monumenti
e non sanno mai
la storia.
Chi vive è senza
gloria.
Alfonso Gatto
|
 |

Felice chi con ali vigorose,
le spalle alla noia e ai vasti affanni
che opprimono col peso la nebbiosa vita,
si eleva verso campi sereni e luminosi!
Felice chi lancia i pensieri come allodole
in libero volo verso i cieli nel mattino!
Felice chi, semplice, si libra sulla vita e intende
il linguaggio dei fiori e delle cose mute!
|

|
Da
"Questa Storia" di Alessandro Baricco mi piace riportare questi
brani ... Il primo mi fa ricordare mio padre. Mio padre era
severo, con noi figli non mostrava mai incertezze, sembrava
burbero ma io avevo piena fiducia in lui, sapevo che c'era in ogni
occasione ... Del secondo mi sorprende la lucida e spietata
descrizione che fa Baricco della trasformazione degli uomini in
guerra: animali, istinto e puro esserci ... E poi l'attesa della
morte ... che fa scomparire l'animale, l'istinto, il puro essere.
" .... - Dove
lo porti? - aveva chiesto la mamma.
- Cose da uomini -, aveva risposto Libero Parri, e da lì Ultimo
non si era fatto più domande perché se hai cinque anni e tuo padre
ti porta con sé, in quel modo, sei felice e
basta. Per cui aveva corricchiato dietro di lui fino al bivio per
Rabello. L’aveva fatto senza sapere che per infinite volte, da
grande, avrebbe rivisto quella immagine, proprio quella: la sagoma
massiccia del padre che camminava a grandi passi davanti a lui,
contro il volo della nebbia mattutina, senza mai voltarsi,
né per aspettarlo né per controllare che ci fosse ancora. In
quella severità, e in quella assenza totale di dubbi, vi era
quanto suo padre gli aveva insegnato dell’essere padri: che è
saper camminare, senza mai voltarsi. Camminare il passo lungo
degli adulti, senza pietà, ma un passo limpido e regolare, perché
tuo figlio possa capirlo e starci attaccato, nonostante il suo
passo bambino. E farlo senza mai voltarsi, se ne avrai la forza:
perché lui sappia che non si perderà, e che camminare insieme è un
destino di cui non bisogna mai dubitare, giacché è scritto nella
terra."...
"... Così si ritrovavano in quella sorta di
fratellanza, ed era
ciò che avevano cercato. Era la morte, e la paura, a farli sentire
in quel modo
—
sicuramente
— ma
certo c’entrava anche quella assenza, a perdita d’occhio, di
bambini e donne
—
situazione surreale da cui loro deducevano un’euforia tutta
particolare, quasi fondativa. Dove non ci sono figli né madri, tu
sei il Tempo, senza prima e senza dopo. E dove non ci sono amanti
né mogli, tu sei di nuovo animale, e istinto, e puro esserci.
Provavano la primitiva sensazione di essere, semplicemente,
maschi
—
qualcosa che avevano forse
appena sfiorato nei riti camerateschi dell’adolescenza, o in
fuggitive serate al bordello. In guerra era tutto più vero, e
completo, giacché nel gesto obbligatorio del combattere quella
identità pura di animali maschi trovava compimento, e per così
dire si chiudeva su se stessa, disegnando l’inattaccabile figura
di una sfera perfetta. Erano maschi, sottratti a qualsiasi
responsabilità procreativa, e sfilati via dal Tempo.
Combattere
—
quella non sembrava altro che una
conseguenza.
Poiché non è dato in genere di percepire con simile purezza la
semplicità assoluta di una propria identità, molti ne ricavarono
un’ebbrezza euforica, e un’inaspettata considerazione di sé."...
..." C’era chi pregava, certo,
ma anche chi leggeva, e chi incolonnava le proprie cose, come per
fare ordine, dovendo partire. Alcuni piangevano, semplicemente, e
altri rimettevano in fila i ricordi, per costringersi a non
pensare. Un uomo mi confessò che lui ripassava mentalmente tutte
le donne che aveva baciato, e questa era l’unica cosa che
riuscisse a soffocare l’angoscia. Cabina e Ultimo consumavano
quell’attesa atroce uno di fianco all’altro,
guardandosi. Avevano
sperimentato tutti i pensieri possibili, cercando i più adatti a
intrattenere quel tempo vuoto. Ma alla fine guardarsi era
risultata la tecnica più efficace: era sottintesa la convinzione
che fino a quando i loro sguardi si fossero sostenuti, l’uno
all’altro, nessuno dei due si sarebbe spento in un lamento, un
bagliore, uno sguazzo di sangue. E funzionava. Cabina masticava
tabacco, Ultimo scrocchiava le dita. E tenevano la vita appesa a
uno sguardo. A pochi passi da loro, il capitano, coi suoi trent’anni
da salvare, contava i minuti e le esplosioni, ripassando le
direttive dei comandi. Era un ragazzo ordinato: si fidava dei
numeri, perché era ciò che aveva studiato. Ogni giorno combatteva
contro quella rissa folle riportandola all’eleganza formale di
cifre incolonnate. Morti, feriti, calibro degli obici, altezza
delle cime, chilometri del fronte, munizioni, giorni di permesso.
Che ora è adesso. Che giorno è oggi. Numeri. In tasca aveva una
lettera, l’avevano in tanti. Era l’ultima
lettera, quella che non spedivano mai,
ma sempre portavano addosso. Dopo la loro morte, sarebbe stata
aperta dalle mani tremanti di una madre, o di una ragazza, nella
penombra di un tinello, o per strada sotto un sole assurdo. Era la
voce che immaginavano di lasciare dopo di loro. La sua diceva,
ordinatamente, così. Padre, vi ringrazio.
Grazie per avermi accompagnato al treno, il mio primo giorno di
guerra. Grazie del rasoio che mi avete regalato.
Grazie per le giornate a caccia, tutte.
Grazie perché casa nostra era calda, e i piatti senza incrinature.
Grazie per quella domenica sotto il faggio di Vergezzi. Grazie per
non aver mai alzato la voce. Grazie per avermi scritto ogni
domenica da quando sono qui. Grazie per aver lasciato sempre
aperta la porta quando andavo a dormire. Grazie per avermi
insegnato ad amare i numeri. Grazie per non avere mai pianto.
Grazie per i soldi infilati tra le pagine del sussidiario. Grazie
per quella sera a teatro, voi ed io, come principi. Grazie
dell’odore di castagne, quando tornavo dal collegio. Grazie per le
messe in fondo alla chiesa, sempre in piedi, mai in ginocchio.
Grazie di aver jndossato l’abito bianco, per anni, il primo giorno
d’estate. Grazie per la fierezza e la malinconia. Grazie per
questo nome che porto. Grazie per questa vita che stringo. Grazie
per questi occhi che vedono, queste mani che toccano, questa mente
che comprende. Grazie per i giorni e gli anni. Grazie perché
eravamo noi. Mille volte grazie. Per sempre.
L'artiglieria cessò il fuoco di sbarramento. Il
capitano si mise a contare. Le direttive del comando fissavano a
quattro minuti l’attesa prima dell’attacco. Lui li contò
mentalmente, cercando gli occhi dei suoi soldati, e toccandoli uno
ad uno, come una lancetta i secondi.".... |

Uno
scienziato che viveva preoccupato per i problemi del mondo, era determinato a trovare i modi per risolverli. Passava i giorni
nel suo laboratorio cercando le risposte ai suoi dubbi.
Un certo giorno,
suo figlio di sette anni invase il suo santuario deciso ad
aiutarlo nel suo lavoro. Lo scienziato, nervoso per
l'interruzione, chiese al bambino di giocare da un'altra parte.
Ma vedendo che era impossibile mandarlo via, pensò a qualcosa
che potesse distogliere la sua attenzione.
A un certo punto
trovò una rivista, dove c'era una mappa del mondo: giusto quel
che ci voleva.
Con delle forbici
ritagliò la mappa in piccoli pezzi e la diede al figlio con un
rotolo di nastro adesivo dicendo: "Dato che ti piacciono i
rompicapi, ti sto dando il mondo tutto rotto perché lo ripari
senza l'aiuto di nessuno".
Dopodiché calcolò
che il piccolo ci avrebbe messo dieci giorni per ricomporre la
mappa , ma non fu così.
Passate alcune
ore, udì la voce del bambino che lo chiamava con calma: "Papà,
papà, l'ho già fatto tutto, l'ho finito!.
Dapprima il padre
non credette al bambino. Pensò che era impossibile che alla sua
età fosse riuscito a ricomporre una mappa che mai aveva visto
prima.
Diffidente, lo
scienziato alzò lo sguardo dai suoi scarabocchi con la certezza
di trovare un lavoro degno di un bambino, ma con sua sorpresa la
mappa era completa. Tutti i pezzi erano stati messi al loro
posto. Com'era possibile? Come ne era stato capace il bambino?
Allora il padre
domandò con sorpresa a suo figlio: "Figliolo, tu non sapevi
com'era il mondo, come hai fatto?
"Papà - rispose
il bambino - io non sapevo com'era il mondo, ma quando tu hai
tolto la mappa della rivista per ritagliarla, ho visto che
dall'altra parte c'era la figura di un uomo. Allora ho girato i
ritagli e ho cominciato a ricomporre l'uomo, che quello sì,
sapevo com'era fatto.
Quando sono
riuscito a sistemare l'uomo, ho girato la pagina e ho visto che
avevo anche sistemato il mondo".
Gabriel Garcia Márquez
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Italo
Calvino in "Se una notte d'inverno un viaggiatore" dà alcuni
consigli ai suoi lettori su come predisporsi a leggere il suo
libro. Mi sembrano interessanti e quindi li riporto.
"Stai
per cominciare a leggere il nuovo romanzo...Rilassati.
Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il
mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto. La porta è meglio
chiuderla; di là c'è sempre la televisione accesa. Dillo subito,
agli altri: <<No, non voglio vedere la televisione!>> alza la
voce, se no non ti sentono: <<Sto leggendo! Non voglio essere
disturbato!>> Forse non ti hanno sentito con tutto quel chiasso;
dillo più forte, grida: << Sto cominciando al leggere ...>> O se
non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.
Prendi
la posizione più comoda:seduto, sdraiato, raggomitolato,
coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In
poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a
sdraio, sul pouf. Sull'amaca, se hai un'amaca. Sul letto,
naturalmente, o dentro al letto. Puoi anche metterti a testa in
giù, in posizione yoga. Col libro capovolto, si capisce.
Certo,
la posizione ideale per leggere non si riesce a trovarla. Una
volta si leggeva in piedi, di fronte ad un leggio. Si era
abituati a stare fermi in piedi. Ci si riposava così quando si
era stanchi di andare a cavallo. A cavallo nessuno ha mai
pensato di leggere; eppure ora l'idea di leggere stando in
arcioni, il libro posato sulla criniera del cavallo, magari
appeso alle orecchie del cavallo con un finimento speciale, ti
sembra attraente. coi piedi nelle staffe si dovrebbe stare molto
comodi per leggere; tenere i piedi sollevati è la prima
condizione per godere della lettura.
Bene,
cosa aspetti? Distendi le gambe, allunga pure i piedi su un
cuscino, su due cuscini, sui braccioli del divano, sugli
orecchioni della poltrona, sul tavolino da tè, sulla scrivania,
sul pianoforte, sul mappamondo. Togliti le scarpe, prima. Se
vuoi tenere i piedi sollevati; se no, rimettitele. Adesso non
restare lì con le scarpe in una mano e il libro nell'altra.
Regola
la luce in modo che non ti stanchi la vista. Fallo adesso,
perché appena sarai sprofondato nella lettura non ci sarà più
verso di smuoverti. Fà in modo che la pagina non resti in ombra,
un addensarsi di lettere nere su sfondo grigio, uniformi come un
branco di topi; ma stà attento che non le batta addosso una luce
troppo forte e non si rifletta sul bianco crudele della carta
rosicchiando le ombre dei caratteri come in un mezzogiorno del
Sud. Cerca di prevedere ora tutto ciò che può evitarti
d'interrompere la lettura. Le sigarette a portata di mano, se
fumi, il portacenere. Che c'è ancora? Devi fare pipì? Bene,
saprai tu..."
|

|
Meravigliosa
creatura
Monti mari e
fiumi
attraverserò,
dentro la tua terra
mi ritroverai.
Turbini e tempeste
io cavalcherò,
volerò tra i fulmini
per averti.
Meravigliosa creatura,
sei sola al mondo,
meravigliosa paura
di averti accanto,
occhi di sole
bruciano in mezzo al cuore
amo la vita meravigliosa.
Luce dei miei occhi,
brilla su di me,
voglio mille lune
per accarezzarti. |
Pendo dai tuoi sogni,
veglio su di te.
Non svegliarti, non svegliarti ancora.
Meravigliosa creatura,
sei sola al mondo,
meravigliosa paura
di averti accanto.
Occhi di sole,
mi tremano le parole,
amo la vita meravigliosa.
Meravigliosa creatura,
un bacio lento,
meravigliosa paura
di averti accanto.
All’improvviso
tu scendi nel paradiso.
Voglia di amare meravigliosa
Gianna
Nannini
|

Sogna
ragazzo, sogna
E
ti diranno parole
rosse come il sangue, nere come la notte;
ma non è vero, ragazzo,
che la ragione sta sempre col più forte;
io
conosco poeti
che spostano i fiumi con il pensiero,
e naviganti infiniti
che sanno parlare con il cielo.
Chiudi gli occhi, ragazzo,
e credi solo a quel che vedi dentro;
stringi i pugni, ragazzo,
non lasciargliela vinta neanche un momento;
copri l'amore, ragazzo,
ma non nasconderlo sotto il mantello;
a volte passa qualcuno,
a volte c'è qualcuno che deve vederlo.
Sogna, ragazzo sogna
quando sale il vento
nelle vie del cuore,
quando un uomo vive
per le sue parole
o non vive più;
sogna, ragazzo sogna,
non cambiare un verso
della tua canzone,
non fermarti tu...
Lasciali dire che al mondo
quelli come te perderanno sempre;
perchè hai già vinto, lo giuro,
e non ti possono fare più niente;
passa ogni tanto la mano
su un viso di donna, passaci le dita;
nessun regno è più grande
di questa piccola cosa che è la vita |
E
la vita è così forte
che attraversa i muri senza farsi vedere
la vita è così vera
che sembra impossibile doverla lasciare;
la vita è così grande
che quando sarai sul punto di morire,
pianterai un ulivo,
convinto ancora di vederlo fiorire
Sogna, ragazzo sogna,
quando lei si volta,
quando lei non torna,
quando il solo passo
che fermava il cuore
non lo senti più ;
sogna, ragazzo, sogna,
passeranno i giorni,
passerrà l'amore,
passeran le notti,
finirà il dolore,
sarai sempre tu ...
Sogna, ragazzo sogna,
piccolo ragazzo
nella mia memoria,
tante volte tanti
dentro questa storia:
non vi conto più;
sogna, ragazzo, sogna,
ti ho lasciato un foglio
sulla scrivania,
manca solo un verso
a quella poesia,
puoi finirla tu
|

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Quanto t'ho
amato...
Se tu mi
avessi chiesto: "Come stai?"
se tu mi avessi chiesto dove
andiamo
t'avrei risposto "bene,
certo sai"
ti parlo però senza fiato
mi perdo nel tuo sguardo
colossale,
la stella polare sei tu mi
sfiori e ridi no, cosi non
vale
non parlo e se non parlo poi
sto male
Quanto t'ho amato e quanto
t'amo non lo sai
e non lo sai perchè non te
l'ho detto mai
anche se resto in silenzio,
tu lo capisci da te
Quanto t'ho amato e quanto
t'amo non lo sai
non l'ho mai detto e non te
lo dirò mai
nell'amor le parole non
contano conta la musica.
Se tu mi avessi chiesto:
"Che si fa?"
se tu mi avessi chiesto dove
andiamo
t'avrei risposto dove il
vento va
le nuvole fanno un ricamo
mi piove sulla testa un
temporale
il cielo nascosto sei tu ma
poi svanisce in mezzo alle
parole
per questo io non parlo e
poi sto male
Quanto t'ho amato e quanto
t'amo non lo sai
e non lo sai perchè non te
l'ho detto mai
anche se resto in silenzio,
tu lo capisci da te
Quanto t'ho amato e quanto
t'amo non lo sai
non l'ho mai detto e non te
lo dirò mai
nell'amor le parole non
contano conta la musica.
Quanto t'ho amato e quanto
t'amo non lo sai
non l'ho mai detto ma un
giorno capirai
nell'amor le parole non
contano conta la musica
Roberto Benigni
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A Te
A te che sei
l’unica al mondo
L’unica ragione per arrivare fino in fondo
Ad ogni mio respiro
Quando ti guardo
Dopo un giorno pieno di parole
Senza che tu mi dica niente
Tutto si fa chiaro
A te che mi hai trovato
All’ angolo coi pugni chiusi
Con le mie spalle contro il muro
Pronto a difendermi
Con gli occhi bassi
Stavo in fila
Con i disillusi
Tu mi hai raccolto come un gatto
E mi hai portato con te
A te io canto una canzone
Perché non ho altro
Niente di meglio da offrirti
Di tutto quello che ho
Prendi il mio tempo
E la magia
Che con un solo salto
Ci fa volare dentro all’aria
Come bollicine
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che sei il mio grande amore
Ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita
E ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo
Senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande
Ed il mio grande amore
A te che io
Ti ho visto piangere nella mia mano
Fragile che potevo ucciderti
Stringendoti un po’
E poi ti ho visto
|
Con la forza
di un aeroplano
Prendere in mano la tua vita
E trascinarla in salvo
A te che mi hai insegnato i sogni
E l’arte dell’avventura
A te che credi nel coraggio
E anche nella paura
A te che sei la miglior cosa
Che mi sia successa
A te che cambi tutti i giorni
E resti sempre la stessa
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei
A te che sei
Essenzialmente sei
Sostanza dei sogni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che non ti piaci mai
E sei una meraviglia
Le forze della natura si concentrano in te
Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano
Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano
A te che sei l’unica amica
Che io posso avere
L’unico amore che vorrei
Se io non ti avessi con me
a te che hai reso la mia vita bella da morire, che riesci a render la
fatica un immenso piacere,
a te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande,
a te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più,
a te che hai dato senso al tempo senza misurarlo,
a te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore,
a te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei, sostanza dei
sogni miei...
e a te che sei, semplicemente sei, compagna dei giorni miei...sostanza dei
sogni...
Jovanotti
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